Giobbe e la Forza del Dialogo

GiobbeGiobbe si lamenta, accusa, contesta, ironizza, giura, rimpiange, si chiede, ma soprattutto si interroga con una forma di domanda, con cui ci chiede pure nel nostro tempo: anche quando rispose allora, il suo chiedere non cessa di domandarci ancora.

Di fronte al chiederci tensivo dell’animo anche Dio decide di non rimanere trascendente, pure l’uomo di pena non cessa di trascendersi dalla sua parola: Giobbe rimane in silenzio, perché vuole essere ascoltato là dove le parole dell’uomo non sanno cosa dire oltre il chiedere.

Solo allora Dio sa di più meravigliare: Egli risponde con la parola creatrice, ripercorrendo la parola originaria, con cui ogni cosa è stata creata, cioè chiamata ad essere. Dal ritorno alla parola che crea, può cominciare il capire muto dell’uomo. Con questo convegno si vuole approfondire il limite di ogni parola che risponde; l’inoltre di senso nel voler capire interrogante: dall’epoca in cui Giobbe ha parlato nessun tempo storico ha esaurito l’affacciarsi per questa coscienza di un chiedersi oltrepassante … che si inoltra nel tempo lungo e dentro la forza intensa del dialogo.

Carlo A. Augieri